L’ ABOLIZIONE DELLA PRESCRIZIONE E’ UN ORRORE GIURIDICO, CHE SARA’ UTILISSIMO NELLA REPRESSIONE DEL DISSENSO.

L’ abolizione della prescrizione penale, seppure parziale e limitata, comunque  vengano fuori limiti e contorni dall’ estenuante bazar interno alla maggioranza, è una inciviltà giuridica paragonabile a quando si riteneva di poter acquisire prove testimoniali, e confessioni, grazie alla tortura; o all’ istruire un processo penale puramente e semplicemente sulla base di una lettera anonima.

Tra pochi giorni ricorrerà il ventennale della morte di Bettino Craxi : quale migliore iniziativa celebrativa in onore dei suoi persecutori, che ancora oggi si inalberano puntualizzando che lo statista socialista morì da “latitante”, non da esule? A quella specie di comitato golpista di salute pubblica  (“ho le mani pulite” era infatti modo di dire ricorrente anche di Maximilien Roberspierre) mancò lo scalpo più ambito.

 Non giriamoci tanto attorno : da allora in Italia il potere giudiziario svolge un ruolo che assimilerei vagamente al “Consiglio dei guardiani” della Repubblica islamica d’Iran anche se di ben differente ispirazione ; i politici, tutte le altre istituzioni, i cittadini la cui maggioranza lobotomizzata si ritiene ancora in stato di piena libertà civile, facciano, chiacchierino, propongano. Dell’ “Europa”, degli interessi mondialisti, del regime di Pensiero Unico, c’ è chi si prende cura in ultima e suprema istanza: con la dissuasione o cassazione giurisdizionale di leggi sgradite alle suddette entità; e soprattutto con le manette.

L’ abolizione della prescrizione è un puro e semplice regalo giustizialista all’ ala più militante e ideologica della magistratura. E anche alla classe forense (gli avvocati) , la cosa, inconfessabilmente, non dispiace nonostante le obbligate e coerenti opposizioni.  Meglio un cliente appeso a vita ai tribunali, che una causa definita una volta per tutte.

Va però segnalato che più di un autorevole magistrato ha, onestamente e responsabilmente, esternato notevoli perplessità (uno fra tutti, Raffaele Cantone).

Qui non ci stracciamo le vesti, non attacchiamo nessuno, prendiamo solo atto che in fondo finora, alla maggioranza dell’ elettorato va bene così : da venti e più anni si sa benissimo quali siano il partito, o i partiti, della magistratura, e oggi, ce li troviamo al governo; e i partiti che dovrebbero non condividere il giustizialismo a volte forse, attaccano, tentano anche di delegittimare grossolanamente, prospettano riformicchie del CSM o delle ferie o magari dei buoni pasto, ma poi basta un articolo di un giornalone, un “monito del Colle”, una nota vittimistica e piagnucolante dell’associazione di categoria delle toghe (neanche del CSM), e tutti a cuccia chiedendo scusa e chiarendo di avercela solo con una “minoranza politicizzata”. Tutto va bene, madama la marchesa! Ma possiamo dire che a noi, la repubblica giustizialista non piace? Possiamo dire che è semplicemente inquietante la “fiducia nella magistratura” che ormai appartiene alla “neolingua” alla pari di espressioni come “orientamento di genere”, “nuovo umanesimo”, ecc.?

Lo scandalo del CSM di questa estate? Sedato, minimizzato, mimetizzato col telone del governo giallo-rosso come i fatti di Bibbiano. L’ Italia è una repubblica politicamente corretta fondata sull’ amnesia .

Si obietta : ma la prescrizione, sarebbe cancellata solo dopo sentenza di primo grado. Peggio : si afferma così, contrariamente a ogni principio costituzionale, che dopo il primo grado vi è una presunzione di colpevolezza (bisogna “non farla fare franca”, come afferma con discutibile raffinatezza giuridica il ministro Bonafede). Probabilmente, considerata la tattica sinistrorsa della “rana bollita”, si pongono le basi, con l’ulteriore prosaico pretesto dell’ economicità della giurisdizione, per apportare “tagli” al triplice grado di giudizio a causa della sua “inutilità”. Hanno tagliato i parlamentari, perché non i processi?

L’ importante in questa logica, non è il raggiungimento della verità processuale entro un termine ragionevole, oltre il quale il cittadino ha giusto affrancamento anche dalla sola ansia e timore che qualunque procedimento evoca, per non dire dei danni di immagine e morali edelle enormi spese processuali. L’ importante è “non farla franca”: cioè esimere l’apparato giudiziario da accuse di farraginosità, lentezza, e inconcludenza, a fronte della perpetua condizione “sub iudicio” dello sfortunato cittadino. Il che, nel contesto della lotta al sovranismo e populismo e al Pensiero non conforme,  tornerà sicuramente utile.      

A.Martino

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