IL DENARO PIU’ O MENO VERO,ORMAI, OLTRE CHE ESSERE COMBATTUTO DALLO STATO, DA’ FASTIDIO ALLE STESSE BANCHE ! L’ ORO E L’ARGENTO SEMPRE PIU’ RIFUGIO MATERIALE DA UNA ECONOMIA MALATA.

Dalla lotta al famigerato “contante” (vale a dire, ai soldini che ci permettiamo, noi mezzi delinquenti finanziari (!!) di tenerci in tasca o nel cassetto di casa perché ci vorremmo pagare quello che ci sembrerebbe grazie al nostro onesto lavoro) siamo passati alla lotta proprio…al denaro. E da parte (udite udite) proprio delle banche.

E già, perché non basta l’attuale limite di duemila euro all’ utilizzo del contante (presto scenderà a mille), ma ora le banche iniziano ad avere il cruccio delle giacenze dei clienti di una certa entità che non abboccano (o se preferiamo, non gradiscono) ai loro prodotti di investimento (polizze bancario-assicurative, fondi di investimento obbligazionari o azionari, gestioni patrimoniali ecc.).

Vedete, cari amici de L’ Ortis: su queste pagine il sottoscritto e non solo, si è sempre ispirato alla Legge naturale che poi altro non è che la Legge di Dio applicata ai diversi ambiti dell’esistenza umana. E non si esaurisce con la difesa ad esempio della Famiglia naturale (non mi piace infatti il termine “tradizionale” a priori perdente in questo mondo), ma si estende anche all’ economia e alla finanza.

E cercare di eliminare la Moneta a fronte della monetizzazione del fittizio e del Clic, è semplicemente mostruoso ed economicamente contro natura. Qui si va ben oltre il tentativo dello Stato di controllarci non solo le sostanze patrimoniali fin nell’ ultimo euro e tramite esso, di schedare ogni preferenza di consumo e tendenza; e di dematerializzare i soldi rendendoli così soggetti a qualunque decretazione. Bensì, si cerca proprio, anzi lo si perfeziona, di renderci, anche qualora teoricamente ricchi, praticamente proprietari di nulla.

Le banche stanno tradendo d’altronde da anni. Dopo il tradimento dei chierici, quello dei banchieri. Gli “istituti di credito” non hanno più alcun bisogno dei soldi che vi si depositavano, e che una volta facevano fruttare pagando gli interessi con quelli da esse percepiti con mutui e prestiti al consumo. Quello che ancora prestano, lo crea la tastiera di un direttore o impiegato di filiale più o meno coprendolo grazie alle famose “iniezioni di liquidità” o agli acquisti massicci di titoli di stato a forte rendimento (vedi Grecia). Altre digitazioni, altra carta (se stampata). Una firma qua, e un’altra là.

Un semplice esempio. Fineco, come riferisce Il Sole 24 Ore, ha contattato i propri correntisti per preannunciare la chiusura di quei conti con depositi superiori ai 100mila euro intestati a clienti che non abbiano alcun investimento in essere. Sembra che in circa un migliaio di casi, Fineco  vorrebbe liberarsi di tali conti, dal momento che si tratta solo di “spese”. Prima di procedere, tuttavia, e prima di un preavviso, Fineco tenterà fino all’ultimo di far comprendere ai propri clienti gli svantaggi di tenere tanto denaro sul conto, parlando degli elevati costi di gestione e proponendo investimenti in obbligazioni, fondi pensione, azioni o fondi comuni.

Dico solo che zecche come Londra o Vienna o quelle statunitensi, tuttora attive nella coniazione di monete d’ oro e d’ argento, non solo da collezione, ma anche e soprattutto ancorate al prezzo corrente dei preziosi metalli, stentano a soddisfare una richiesta record. Il Tesoro USA, a gennaio, ne aveva sospeso la vendita.

Altrove più che nella solita ingenuotta, fiduciosa ed ancora eurodipendente Italia, qualcuno sta capendo dove si va a parare.

Cucitevi oro e argento nei materassi, altro che “investimenti finanziari”. D’ altronde, anche e direi innanzitutto con l’oro, i Magi onorarono la maestà e la nascente Gloria di Gesù: non con papiri, pergamene, o firme di mercanti. E non risulta che la Madonna o san Giuseppe lo abbiano rifiutato.

A. Martino

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