CON LA STORIA DELLO “STUPRO VIRTUALE” NEL METAVERSO, SCUSATE LA FRANCHEZZA, MA RIGUARDO LA VIOLENZA ALLE DONNE SIAMO ARRIVATI PROPRIO AL RIDICOLO

Francamente surreale, se non ridicolo, mi appare l’allarme suscitato nel main stream dalla storiella dello “stupro virtuale” che si sarebbe verificato in una non meglio specificata “piattaforma del Metaverso” ai danni di una ignota sedicenne.

Costei, indossati i tipici occhialoni da realtà virtuale, si sarebbe imbattuta in alcuni bruti (ovviamente virtuali) che la avrebbero stuprata (sempre virtualmente, si intende).

Ulteriormente, si sa solo che la polizia britannica si starebbe occupando del caso pur nella ovvia difficoltà di riportarlo a una qualche norma di diritto positivo. Certo, penso innegabile che in astratto una simile esperienza (anche se personalmente ignoro del tutto, finora, la ludicità virtuale) possa essere traumatizzante.

E non voglio arrivare, da autentico complottista, a insinuare che il tutto sia inventato di sana pianta.

Ma questa fantomatica ragazza, di grazia, non poteva spegnere o staccarsi di dosso gli occhialoni suddetti non appena profilatasi la sgradevolezza?

Non è che sotto sotto, in applicazione postmoderna del discussissimo principio romano della “vis grata puellae” ci sia stata per provare, senza conseguenze fisiche, l’esperienza dello stupro salvo poi pentirsene? Mai sentito parlare delle abiette teorie di un certo marchese De Sade?

O forse, stanno montando ad arte un caso pittoresco da rubrichetta di giornale alla “lo sai che?”, pur di colpire il “patriarcato” anche a livello puramente digitale? Alla paranoia del Potere, come si sa, può non esservi limite.

A. Martino

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