UNA VALANGA DI SOVRANISTI SIEDERA’ SUGLI SCRANNI DEL PARLAMENTO EUROPEO, MA, NONOSTANTE QUESTO, SARA’ IMPOSSIBILE RIFORMARE L’UE, QUINDI, OCCORRE PIU’ CHE MAI, USCIRE DALL’UNIONE E DALLA MONETA UNICA.

Terminata la campagna elettorale per le europee e scrutinati finalmente tutti i voti, è quantomeno doverosa, da parte nostra, un’analisi dettagliata circa i possibili scenari politici che, con molta probabilità, si manifesteranno nel corso dei prossimi mesi.

Ebbene, il dato più significativo che, più di ogni altro, mi sento di sottoporre alla vostra attenzione è la strabiliante vittoria di Nigel Farage, in Gran Bretagna, con la sua nuova creatura: il Brexit Party.

Questa formazione, infatti – nata esattamente il 20 gennaio 2019, in soli 4 mesi di vita – ha conquistato quasi il 32% dei consensi.

In buona sostanza, la Brexit, al di là di tutte le fandonie che i midia italiani hanno vomitato nell’arco di questi ultimi 2 anni è ben lungi dall’essere morta, ma, quel che è più importante è che all’orizzonte non si profila nessuna uscita morbida della Gran Bretagna dall’UE, semmai, Londra, percorrerà sicuramente la via del “Hard Brexit” non volendo più, in alcun modo, sborsare neanche un Cent per le insensate politiche di Bruxelles.

Qualcuno forse si stupirà, altri aggrotteranno le sopraciglia a tale notizia, ma nella tradizione inglese non c’è nulla di strano in un simile comportamento.

Solo noi italiani ci ostiniamo  ad essere i “fessi” di turno, cioè quelli in grado di rammaricarsi tanto per non aver fatto bene i compiti a casa assegnatici da frau Merkell o intimorirci per le dichiarazioni di Macron, quanto non di Juncker, gli altri popoli invece, quelli cioè che la guerra l’hanno vinta, se ne fregano altamente degli accordi internazionali.

A tal riguardo non so se i nostri lettori ricordano la celebre frase detta della Thatcher al vertice di Fontainebleau nel giugno del 1984 quando, battendo i pugni sul tavolo, esclamò: << I want my money back!>>  ovvero  << rivoglio indietro i miei soldi! >>.

Era, all’epoca, secondo la “Lady di Ferro”, una compensazione giusta per la penalizzazione subita da Londra a causa della PAC (politica agricola comune), fu però, nella realtà, un ulteriore onere finanziario a carico dell’Italia e degli altri Stati membri o meglio non di tutti visto che la Germania, i Paesi Bassi, l’Austria e la Svezia devono affrontare, da allora, un aggravio limitato rispetto al nostro.

Ma, ripeto, si sa, le alleanze, i patti, si stipulano per convenienza e non per fare beneficenza, diversamente non saremmo più nel campo delle alleanze ma della semplice e pura sottomissione quanto non addirittura del colonialismo.

Il secondo dato importantissimo che dobbiamo registrare è che sia l’Italia che la Francia, questa volta,  sono approdate alla nuova legislatura comunitaria con un consistente contingente di eurodeputati sovranisti, pensate infatti che solo tra Lega, Fratelli d’Italia e Front National i parlamentari saranno ben 58, certamente tanti e tali, da costringere il Partito Popolare Europeo ad una Grand Coalition ma non sufficienti, anche se a questi si sommassero gli altri 53 deputati apertamente euroscettici, a far si che queste forze siano chiamate direttamente a Governare l’Europa.

Da ciò ne consegue che, l’opera di riforma tanto invocata sia da Salvini, che dalla Meloni, così come dalla Le Pen, anche questa volta passerà, ahimè, in cavalleria.

Cosa si prospetta dunque all’orizzonte per i sovranisti?

Sicuramente una nuova stagione di “barricate” e di “lotta” che unite ad una volontà cieca e sorda da parte della Commissione Europea di sottovalutare ogni istanza popolare porterà, da qui ai prossimi 5 anni, ad un’ulteriore avanzata dei nazionalismi nei singoli Paesi UE, ma le domande a questo punto sono tre:

  • Le sanzioni alla Russia saranno tolte?
  • Nel 2024 saremo ancora in tempo per tornare indietro?
  • Ci saranno i margini per cambiare un’Europa che, a nostro modo di vedere, è irriformabile?

A tutti e tre questi quesiti la risposta, ahimè, è certamente una: No!

Nella road map tracciata, negli anni 90’ del secolo scorso, alla fine, cioè, della guerra nella Ex – Jugoslavia, addirittura fu paventata l’dea che l’Unione si sarebbe dovuta, in primis, allargare ad est, inglobando Serbia, Montenegro, Macedonia, Kosovo, Albania e Bosnia-Erzegovina, per poi, successivamente, consentire a tutti gli Stati Nazionali, già facenti parte della Comunità Europea, il totale smantellamento delle proprie istituzioni entro e non oltre il 2025.

Ora, se seguiamo questo ragionamento, è evidente che siamo già molto in ritardo sulla tabella di marcia prefissata ed ecco spiegato anche il perché, vi sia, in taluni ambienti, tutta questa smania di continua necessità di cessione di porzioni sostanziose di sovranità.

L’Europa quindi, torniamo a ribadirlo, è irriformabile e l’unica cosa che i singoli sovranismi possono fare – a vario titolo, a causa delle differenti e sostanziose, esigenze che sussistono tra Paese e Paese – è quella di favorire, ognuno nel proprio territorio, delle iniziative che portino all’applicazione dell’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea che prevede il meccanismo di recesso volontario e unilaterale di una qualsiasi Nazione dalla sopraddetta Unione.

In tal modo, pezzo per pezzo, il giogo che ci sta sfiancando sarà distrutto ed ogni Nazione potrà tornare ad essere pienamente padrona del proprio destino.

Il resto, nella migliore delle ipotesi, sono solo chiacchiere da bar.

Lorenzo Valloreja

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