IN IRAN HANNO BRUCIATO ANCHE LE MOSCHEE, E SEMBRA CHE LE ELITES SI STIANO PREPARANDO LA SOPRAVVIVENZA (PER NIENTE STENTATA)

I disordini dei giorni scorsi sono stati indubbiamente il punto più basso toccato dalla repubblica islamica d’Iran, nata nel 1979 (proprio tra gennaio e febbraio) con la “cacciata” dello Shah Mohammed Reza Pahlevi come comunemente si è detto nel linguaggio giornalistico (o meglio, con il suo abbandono della patria con la motivazione pretestuosa ma non troppo di cure per un male gravissimo) quel fatidico 16 gennaio 1979.

Al momento in cui scrivo, pare che la sanguinosa repressione abbia fiaccato gli insorti; dico insorti, giacché sono stati giorni di vera e propria guerra civile, col numero di vittime secondo le ong filodissidenti pari addirittura a dodicimila laddove le autorità islamico-repubblicane ammettono ormai l’entità di tremila caduti. Ci sono poi gli arresti con non poche prevedibili pene capitali (impressionante l’invito ai giudici da Khamenei alla mancanza di clemenza), e i feriti. A onor del vero, non sempre si è trattato di massacri di manifestanti a mani nude armati di sola rabbia e disperazione economica (inneggiare a un nuovo shah è anche una forma di disperazione), ma anche di veri e propri assalti armati a strutture e personali governativi che hanno fatto decine di vittime: da chiedersi, chi abbia fornito le armi.

E dovrebbe suonare sinistro per il regime, che in un paese profondamente islamico anzi in una teocrazia, a prescindere se sunnita o sciita, si sia arrivati, in chiaro spregio ai “turbanti” ovvero preti al potere, all’ oltraggio se non all’incendio di diverse moschee (basti pensare a quella di Abuzar prima saccheggiata, poi il giorno dopo bruciata). La moschea non è ovviamente il mio luogo di culto, ma mi rattrista comunque che un luogo ove si adora il Dio unico sia visto solo come un simbolo di tirannide e oppressione grazie alla deriva dell’islamismo al potere in dittatura (deriva peraltro praticamente immediata, le prime consistenti rivolte si ebbero già nel 1981).

Un Iran “ post turbanti” repubblica o monarchia che sia, probabilmente vedrà un’ondata di secolarizzazione sconfinante proprio in un secolarismo ateizzante di stampo occidentale ben più radicale e materialista che in esperienze quali quella turca: fenomeno praticamente inedito in terra d’ Islam. Chi dovrebbe prendere le difese dell’Islam o meglio della sua locale classe di religiosi: un Reza Pahlavi il cui padre, pur buon musulmano, fu stramaledetto dai religiosi all’apice delle sue sofferenze, o dei democratici laicisti e sorosiani?  

Ma non è comunque chiaro, esattamente di quale matrice siano gli attacchi ai luoghi di culto. Se provenienti da gente esasperata da praticamente mezzo secolo di dittatura religiosa, si confermerebbe quanto ho finora scritto. Un atto di “strategia della tensione” da parte dello stesso regime, o una mano curda o di provocatori senza scrupoli, sarebbero altra cosa.

Interessanti pure le voci di una strategia finanziaria di sopravvivenza e uscita di sicurezza (indubbiamente alla grande, io direi) da parte delle elites di regime e dei pasdaran. Essa si muoverebbe lungo due fronti: criptovalute e oro.

Secondo il Crypto Crime Report 2026 pubblicato da TMR Labs, due società di criptovalute registrate nel Regno Unito (Zedcex e Zedxion) avrebbero convertito miliardi di dollari in stablecoin per conto dei Guardiani della rivoluzione islamica (ovvero i pasdaran). In vista di un possibile crollo del regime, i Pasdaran – che fin dal 1979 sono una milizia politica più potente e motivata dell’esercito regolare – si sarebbero occupati di spostare parte della ricchezza disponibile su criptoconti. Ma già nel 2023 sono stati spostati 23,7 milioni di dollari in diverse criptovalute tramite i wallet Zedcex e Zedxion collegati ai Pasdaran. Cifra passata a 619 milioni nel 2024 e a 410 milioni nel 2025. Però i conti finanziari ufficiali e legali delle due società smentiscono le imponenti cifre riportate da TRM Labs. L’altro legame tra Zedxion e il governo iraniano arriva però dal nome di Babak Morteza, direttore della società tra il 2021 e il 2022 e sanzionato nel 2013 dagli Usa per aver spostato fondi per conto di Teheran.

Inoltre, tramite voli privati (come già avvenuto per l’oro siriano o quanto ne rimaneva) sarebbe iniziato lo spostamento della riserva aurea iraniana verso Mosca. Ma già nel 1979, si diffuse una leggenda metropolitana (?) per cui l’aereo che portava la famiglia imperiale in esilio stentò a decollare in quanto sovraccarico di lingotti del biondo e lucente metallo.

A. Martino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *