SI MUOVE SUL TERRENO DI UN VOCABOLARIO DELLA LINGUA ITALIANA CON APPENDICE DEI SINONIMI E CONTRARI IL TEATRINO DELLO SDEGNO PER LE VIOLENZE CONTRO FLOTILLA E I DELIRI DI UN MINISTRO ISRAELIANO

Fra tutte le iniziative sorosiane di folclore bellaciao, la Flotilla che periodicamente compare al largo della costa israelo-palestinese è sicuramente la più riuscita e accattivante.

Uomini e donne di ogni età spesso sinceramente idealisti e umanitaristi senza doppi fini, che uniscono il soccorso umanitario tramite viveri e beni di prima necessità (non penso proprio armi) a una specie di regata finanziata appunto dal denaroso mondo che gravita attorno a Open society e dintorni. Che bel mare, ove sulla costa fioriscono i pompelmi.

E da quando è iniziata l’odissea di Gaza ovvero in pratica dal 7 ottobre 2024 data dello strano dilagare terroristico in Israele, gli avventurosi crocieristi umanitari ottengono puntualmente di far perdere le staffe, con violenta isteria, agli israeliani. E’ chiaro il loro fine provocatorio, e che delle autorità militari e di polizia, che dovrebbero essere tra le più smaliziate e navigate (involontario gioco di parole) cadono in una trappola mediatica  con una regolarità che, se il tutto non si inserisse in un contesto tragico, potrei definire ridicola. Ma prenderei comunque una cantonata: di ridicolo le forze armate e di sicurezza israeliane non hanno proprio nulla, esse fanno ciò che la gran maggioranza dei loro concittadini vuole che facciano, come i sondaggi dimostrano.

E il ministro per la Sicurezza interna Ben-Gvir, come ogni capo partito, fa la sua propaganda in vista delle prossime elezioni politiche e galvanizza i suoi tifosi brutalizzando i flotillari arrestati in acque internazionali: certo non con le classiche marchette elettorali, ma con sistemi che da queste parti darebbero uno stressante super lavoro alle Procure della repubblica con l’apertura di un “fascicolo” dopo l’altro.

Quando la Knesset (il parlamento israeliano) ha approvato la pena di morte contro i palestinesi è stata una specie di festa nazionale come a una importante partita di calcio vinta dalla nazionale israeliana. E la signora Gvir o non so come, essendo concomitante il compleanno del marito, lo ha deliziato e commosso con una stupenda torta sovrastata da un cappio (chissà se di marzapane o comunque mangiabile, o proprio reale).

Gli abusi non solo dei soliti “coloni integralisti religiosi” contro i palestinesi legittimi possessori delle loro terre, e le violenze genocidiarie contro costoro poi ridotti alla disperazione e in effetti responsabili di atti di violenza ma ora non più considerabili prigionieri di guerra ma terroristi (analogamente ai banditen di patria memoria, specie la Sinistra bellaciao dovrebbe saperlo meglio di noi) sono pratica abituale di sbirri e soldataglia isrealiana quando non intenti a profanare chiese o moschee, a distruggere statue di Cristo o a mettere una sigaretta in bocca a quelle della Madonna.

Al Jazeera e i media arabi documentano tutto questo da decenni: ovviamente il nostro main stream bollava tutto questo come disinformazione e propaganda, in realtà propagandando in questo caso veramente, Israele come mirabile “unica democrazia del Medio Oriente”.  

Ora però, si è passato davvero il segno, grazie all’abbraccio mediaticamente mortale fra Bibi e The Donald. Nulla di sincero da questo punto di vista nei media main stream, ma lasciamo perdere il processo alle intenzioni: il delirio di onnipotenza brutale delle forze israeliane è a questo punto inaccettabile e dannoso financo per la causa del più intransigente sionismo. Persino l’ineffabile Nethanyahu si è visto costretto a prendere le distanze dalla folle esibizione del suo ministro Ben-Gvir nei confronti dei “crocieristi”, aizzando (ammesso che i militari israeliani fino ad allora fossero stati teneri), umiliando e tenendo deliranti comizi. La presenza di italiani (più o meno come sempre nelle navigazioni di Flotilla) ha reso necessario al governo italiano di “ battere un colpo” un po’ più robusto del solito quando si tratta di Israele.

“ Serve una reazione, non una ritorsione”.

E’ questa la decisione maturata dal confronto tra il ministro degli Esteri, il forzista Antonio Tajani, e la presidente del consiglio dei ministri Giorgia Meloni. Noto una innegabile padronanza delle sfumature della lingua italiana.

La premier e l’uomo di governo sono altresì addivenuti alla francamente poco clamorosa decisione di chiedere alla rappresentante UE per la politica estera, la lettone Kaja Kallas, di discutere nel prossimo vertice ministeriale del 27 e 28 maggio, di sanzioni personali contro l’ineffabile ministro israeliano della Sicurezza interna Ben-Gvir personale autore, come tutto il mondo ormai sa, di incredibili umiliazioni e aizzamenti delle forze di sicurezza contro i membri fermati della famosa Flotilla. Le sanzioni personali (novità del sistema punitivo globalista extra giurisdizionale) consistono sostanzialmente nel divieto d’ ingresso e nel congelamento dei beni: ne viene quindi che, qualora Ben-Gvir non tenga assolutamente a vedere il Colosseo o la Tour Eiffel oppure la bellezza di certe vette alpine e nemmeno abbia rilevanti capitali in stati membri della UE, le sanzioni saranno totalmente spuntate. E non basta: occorre l’unanimità dei ventisette stati membri della UE.

Più decisa anche se sempre in questa tipologia decisamente poco afflittiva, appare la sanzione francese in cui autonomamente e immediatamente si vieta all’ esuberante politico israeliano (diciamo così) il suolo francese.

Al di là di tutto, comunque, al momento in cui scrivo le scuse richieste da Tajani non sono giunte e Italia e Germania continuano a respingere le istanze di sospensione del trattato commerciale con lo Stato di Israele. Alla fine, è la sostanza a dire l’ultima parola e non le chiacchiere o gli sdegni di ordinanza.

La realtà reale (mi si conceda il pleonasmo) è che questa crisi diplomatica da teatrino dello sdegno si combatte, ripeto, sul terreno del dizionario della lingua italiana con particolare attenzione agli aggettivi (infame, vergognoso, infimo, inaccettabile etc.) e con l’arma di un supplemento dei sinonimi. E basta.

Secondo una mia modesta e rispettosa impressione, anche la vis polemica del Vaticano contro Trump non è minimamente paragonabile a quella contro Israele nonostante le sistematiche aggressioni e offese al clero di Terra santa.   

Come riferito da una militante di Flotilla con forse involontaria ironia, il nostro passaporto le è servito durante la breve prigionia per frapporsi tra la sua bocca e la polvere del suolo contro cui era schiacciata dalle mani o dalle ginocchia di un israeliano.

A. Martino

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