L’ELETTRICA LUCE FORSE PRIMO SCIVOLONE PRODUTTIVO DELLA FERRARI

Il 26 maggio Ferrari ha perso alla Borsa di Milano oltre l’otto per cento poi parzialmente riguadagnato.

Nessun problema, anzi un momento di prezzi da saldo di bollente fine di primavera: i fondamentali del titolo (leader nel settore automobilistico di lusso) restano buoni anzi ottimi, e la società prosegue tranquillamente a fare buy back (acquisto delle proprie azioni) come programmato.

Cosa è mai successo? E’ successo che l’ultimo modello Luce (elettrico puro) è sembrato così deludente e insoddisfacente, da far esortare uno storico presidente di Ferrari (Luca Cordero di Montezemolo) a togliere dalla carrozzeria il sacro Cavallino rampante (mutuato da quello sull’ aereo del nostro asso della Grande guerra Francesco Baracca); e da far ironizzare la versione maschile di Daniela Santanché ovvero Flavio Briatore sul fatto che così, almeno, i cinesi non copieranno un modello Ferrari.

Eppure, l’ultima nata in quel di Maranello, dal costo di 550.000 euro, era stata presentata al presidente Sergio Mattarella in un cortile del Quirinale da John Elkann.

Non mi ritengo assolutamente in grado di fornire pareri tecnici e motivati su base reale. Certo, a giudicare dalle foto la Ferrari Luce mi pare una specie di Tesla particolarmente grintosa e a cui Musk si sia ossessivamente applicato, come spesso nelle sue avventure imprenditoriali e ingegneristiche succede.

Bisognerebbe indubbiamente, scindere le considerazioni puramente estetiche dalle argomentazioni tecniche. Il che, nel mondo della un po’ narcisistica “eccellenza italiana” e nella generale cultura dell’apparire prevalente sull’ essere, applicata alle cose oltre che alle persone, non è semplice.

Insomma, non posso credere che un’automobile dal costo di un miliardo di vecchie lire sia solo una “sola”, come dicono proprio dalle parti del Quirinale. Elettrica o non elettrica.

Comunque sia, un bagno di umiltà fa sempre bene, ed è la prima volta che sento e leggo parlar male di una Ferrari. Mi fa lo stesso effetto di quando lessi il saggio di Carlo Alianello “La conquista del Sud”: iconoclastia pura, almeno per quei tempi.

A.Martino

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