CON L’ EPILOGO DEL CASO “GRAZIA ALLA MINETTI” IL GIUSTIZIALISMO GRILLINO VA CLAMOROSAMENTE IN TILT
Alla fine, cosa dire, se non rubare l’ ennesima volta al Grande Bardo le parole del titolo di una sua opera (di quelle non tragiche). Ovvero: tanto rumore per nulla…La Procura della repubblica competente ha riconsiderato il suo parere conclusivo preliminare all’ atto di grazia presidenziale riguardo Nicole Minetti, e lo ha confermato. Come se le fosse stato chiesto: ma ne sei proprio sicura? E avesse risposto: certo, che lo sono, la stampa dice solo un sacco di cavolate. Il presidente della repubblica Mattarella, reduce dall’ appena conclusa autocelebrazione degli ottanta anni repubblicani, ne ha preso atto con comprensibile sollievo, e ha diramato una nota ribadente la sua buona fede e diligenza nella dirittura di arrivo della pratica (ovvero la sua scrivania).
Mi fa piacere per tutti i coinvolti istituzionali, per il soggetto diretto del provvedimento e quelli indiretti ( il bimbo adottato e il compagno della signora Minetti).
Qualche mese in meno di restrizione della libertà anche se non proprio di galera sono sempre positivi per un liberale autentico nel vero senso del termine, per cui il carcere e tutti i suoi surrogati e accessori, filosoficamente parlando, altro non sono che vendette verso chi ha commesso un errore verso il prossimo o la società.
Non può che rallegrarmi che un vecchio gran signore come Carlo Nordio, ex magistrato e umanista nel Palazzo, possa andare in giro a fronte alta.
Questa è la premessa generale al mio ragionamento.
Premessa secondaria sia che, se il metodo di decisione della Procura in materia può apparire un po’ autoreferenziale e sbrigativo, non sta certo a me o noi sindacarlo. Ma nell’ ottica di un minimo di libertà di opinione, metterne in rilievo l’ aspetto di scarso esame dei dettagli a suo tempo illustrati dalla stampa (leggasi Il fatto quotidiano) è inevitabile. E lo è anche il
temere che vi sarà chi non si arrenderà a tale conclusione.
Mi viene in mente una mia vecchia esperienza: un avvocato che curava i miei interessi si comportò in modo discutibilissimo nei miei confronti (tanto per dirne qualcuna, non fatturando le prestazioni e persino accettando oro in pagamento trovandosi il sottoscritto in difficoltà di liquidità).Presentai un esposto al Consiglio dell’ Ordine forense competente, e questo, in prima battuta mi rispose, a fronte delle mie due o tre cartelle, con una letterina di due o tre righe con cui mi comunicava che l’ avvocato X non aveva fatto nulla di irregolare. Replicato io con l’ ipotesi di rivolgermi al Ministero di Giustizia, il presidente dell’ Ordine si degno’ di occuparsi della pratica con più serietà e considerazione. Questo episodio personale serve solo a dimostrare che a volte, a prescindere dalla buona o mala fede, le procedure di accertamento affrettate non sempre consentono di archiviare questioni scottanti.
Infatti, dato che nel caso in questione si scrive ” la stampa” e in pratica si legge ” Il fatto quotidiano” e ” Marco Travaglio”, da parte di costoro la levata di scudi contro la magistratura milanese è stata di incredibile veemenza da tale sponda così giustizialista, arrivando a ipotizzare persino una denuncia contro la Procura dante, sempre secondo il quotidiano vicino ai pentastellati, l’ impressione di bollare come falso tutto l’ impianto fattuale scritto sulla testata e personalmente avallato da Travaglio.
A ciò si aggiunga una micidiale offensiva giudiziaria annunciata dalla Minetti e dal suo ricchissimo compagno dipanatisi su due fronti: uno statunitense riguardante i danni reputazionali del Cipriani group, l’ altro italiano per l’ aspetto più privato riguardante la riservatezza della signora Minetti e del sig. Cipriani suo compagno, e del loro piccolo figlio adottivo. Si parla di una cifra mostruosa di 250 milioni di dollari (fonte C.d.S.).
È comprensibile quindi il nervosismo di Travaglio ma molto meno la sua incoerenza nel rinnegare il culto del potere giudiziario quando un suo provvedimento risulti sgradito. Solitamente ammiro la dialettica dissidente, la verve polemica e la prosa di Travaglio, ma questa volta mi ha deluso.
A. Martino













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