MENTRE ALEMANNO TORNA LIBERO, LA MELONI CHIUDE LA PORTA A VANNACCI?

Per la verità, Roberto Vannacci aveva promesso di accogliere Gianni Alemanno all’uscita da Rebibbia. Invece, le cose sono andate diversamente: il Generale della Folgore attualmente europarlamentare e fondatore di Futuro nazionale, ex leghista e vice segretario della Lega (un incarico simile a un mero titolo e guscio vuoto) dinanzi alla più moderna delle galere romane non c’era, ma forse più degnamente e significativamente ha atteso dopo qualche ora Alemanno dinanzi un elegante ristorante sardo della capitale (zona Roma nord).
All’uscita dal penitenziario, comunque circondato da una piccola folla solidale, Alemanno non si è mostrato affatto domo e, coerentemente con i suoi scritti di questo ultimo anno e mezzo da carcerato, ha promesso battaglia per la condizione del detenuto italiano a suo dire alquanto allucinante.
Vannacci attendeva dinanzi al ristorante romano l’ex sindaco dell’ Urbe assieme ad alcuni parlamentari che hanno aderito alla sua nuova creatura politica.
Non curante del bando di qualunque alcolico da parte dell’ OMS, il generale aveva dichiarato che avrebbero “bevuto vino e parlato di tante cose”. In tutto, una ventina i presenti (fonte CdS).
Toccante e identitaria la conclusione della cena: innanzitutto un doveroso segno della croce, poi il brindisi in piedi, l’invocazione dei cavalieri medievali “ La lode a Dio, la spada al re, il cuore alla dama e l’onore a me” chiusa dall’ invocazione “ Per l’ Italia e a noi”.
Intanto la destra meloniana presenta in parlamento una norma “anti Vannacci” che esonera dalla raccolta delle firme di presentazione elettorale solo le formazioni già presenti con senatori o deputati al 31 dicembre 2025: un evidente regalino a Calenda.


A. Martino

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