L’ODIO VERSO LO SVENTURATO PROF. CAVALLARI E’ SICURAMENTE INDEGNO, MA LA COLPA E’ IN FONDO DEI MEDIA MAIN STREAM

Una volta c’era la divina Provvidenza, la giustizia divina, o più paganamente l’imperscrutabile Fato. In questa epoca secolarizzata, scristianizzata, che ha sostituito i concetti con le parole di moda raccattate nella Rete o fra i socials, i tanti invalidi dello spirito si attaccano al pure pagano ovviamente, Karma, ma più esotico e facente capo alla teologia e mitologia indù.

Sarebbe il karma ad aver trascinato nei flutti del modesto lago di Vico, nel Viterbese, il povero professor Luigi Cavallari ottimo ingegnere e marito del ministro Eugenia Roccella, e farlo apparire un abisso orrido di melma e alghe, e di acque gelide relativamente alla canicola che viviamo in questi giorni. Per non parlare di altre maledizioni e cattiverie pure soprattutto verso la Roccella, il cui principale torto sarebbe non solo far parte della “casta” (per rimanere in area indiana) politica che ha espresso il governo Meloni, ma soprattutto la sua cattolicità e avversione alla sacralizzazione dell’aborto.  

Invidia? Odio puro e viscerale? Fanatismo ideologico? Arduo pontificare in materia, specie quando uno dei cosiddetti haters ha per profilo la foto di un tenero gattino.

Il vero e basilare problema è invece, a mio modesto parere, la scaletta delle notizie che il main stream enfatizza: siamo sempre alle solite, non si rendono conto che l’utente medio dell’informazione che sia i nuovi media ma anche il più tradizionale e forse ormai, anacronistico  giornale o “giornalone” stampato, non ce la fa più a vedere classificare le disgrazie secondo le calcistiche serie A, B, C e così via con relativo spazio alla notizia. Il che dovrebbe rispecchiare la notorietà e popolarità dello sventurato di turno spesso tutta presunta (fuori dal circuito accademico ormai abbandonato per l’età il povero Cavallari non è che fosse così noto, se non per l’essere “il marito della Roccella”).

Senz’ altro non ha avuto pari rilievo la scomparsa nella foce del Trigno di un povero automobilista che, transitando pur irregolarmente (dicono) sulla Nazionale nel tratto fra le province di Chieti e Campobasso, in una incredibile micro replica del disastro del ponte Morandi di Genova, precipitò nei giorni della Settimana santa assieme al ponte su quel fiume certo non paragonabile al Nilo con i suoi tremendi coccodrilli ma neanche al Po o all’ Adige. Salvo il parafango, vettura e conducente non sono stati ancora rinvenuti, nella comprensibile costernazione dei familiari.

Evidentemente, nelle direzioni e redazioni dei giornali (specie di quelli ritenuti più autorevoli) vive un mondo non molto aderente alla realtà rancorosa e meschina di questi giorni, che rifugge dallo stile, che abbiamo doverosamente ricordato qui a L’Ortis, di un grande Vito Monaco che si faceva telefonare dai telespettatori.

L’ odio va sì condannato, ma con un po’ di buon senso, si può anche evitare di provocarlo.   

A. Martino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *