DIETRO LO “SCISMA” C’ E’ FORSE IL PRESIDENTE TRUMP? COMUNQUE, LA QUESTIONE SPIRITUALE E CULTURALE VA MOLTO OLTRE LA “MESSA IN LATINO”
Mi dispiace davvero. E’ umanamente ingiusto che, dopo oltre mezzo secolo di problema tradizionalista nella Chiesa cattolica, il cerino sia rimasto tra le dita (bruciandole) di un papa relativamente solare e lontano dagli estremismi modernisti di Francesco il quale affermò che non gli sarebbe importato nulla di uno scisma: affermazione poco petrina e vagamente sprezzante.
Invece lo scisma gli fu risparmiato come lo fu a Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI che accordò in qualche modo la messa tradizionale poi di nuovo bandita da Francesco. L’amaro calice è spettato al secondo papa americano, nonché primo statunitense, Leone XIV. Sarei felice se al Santo Padre pervenisse la mia irrilevante ma filiale e convinta solidarietà.
Per la verità scisma vi fu già nel 1988 sotto San Giovanni Paolo II sempre per ordinazioni episcopali illegittime, ma non fu percepito come tale probabilmente per la particolare statura mediatica del papa polacco: apparve piuttosto come una specie di bravata provocatoria di un fanatico della “messa in latino”. Benedetto XVI, poi, nella massima apertura finora registrata verso i tradizionalisti, rimise le scomuniche ancora vigenti verso gli ordinati e concesse, in pratica come rito alternativo ad autorizzazione diocesana, la celebrazione dell’antica Santa Messa
Tutto ciò premesso dal punto di vista, ripeto, umano, con maggiore freddezza intellettuale e culturale, sono costretto a prendere atto che l’irrimediabile è giunto a compimento: il Concilio ecumenico vaticano II, con le consacrazioni episcopali di oggi chiaramente illegali dal punto di vista canonico, ha con oggi, ufficialmente provocato più danni che vantaggi.
Una parte dei cattolici (piccola quanto si voglia ma neanche irrilevante) non è stata mai recuperabile a quel modernismo condannato e stracondannato dai papi del Settecento a Pio XII passando per l’analisi incredibilmente acuta e chirurgica di San Pio X.
Il sottoscritto stesso, ha sempre guardato con simpatia a tante posizioni “tradizionaliste” arrivando a delineare il concetto di postcattolicesimo in tanti articoli su questo giornale. E anzi, il cosiddetto tradizionalismo è ormai alla terza generazione se si considera che mons. Marcel Lefebvre è andato al cospetto del suo capo supremo già nel 1991, e che oggi la Fraternità-seminario internazionale di Econe in Svizzera (dove oggi si è svolto il fatale rito di ordinazioni episcopali) conta centinaia di svariati giovani sacerdoti mandati nel mondo.
Ma il mondo “tradizionalista” è molto articolato quanto diviso: si pensi solo ai sedevacantisti della Casa San Pio X di Rimini, che si proclamano in comunione con Roma soltanto quando un papa muore, sperando che il prossimo rinneghi il tanto aborrito Concilio ecumenico Vaticano II. E a mons. Viganò il cui collocamento in tutto questo è ancora oscuro.
Come il lettore comprenderà, sono persino annoiato di parlarne come di parlare del modernismo, che cacciato dalla porta (il Magistero) è sostanzialmente rientrato attraverso la finestra (papi da Giovanni XXIII in poi, e Concilio eretto a una sorta di atto rifondativo della Chiesa cattolica). E anzi, il cosiddetto tradizionalismo è ormai alla terza generazione se si considera che mons. Marcel Lefebvre è andato al cospetto del suo capo supremo già nel 1991.
E’ vero che le scomuniche sono “latae sententiae” ovvero per la gravità dell’atto ma di certo, agli atti e in pratica, la Chiesa postcattolica appare molto più severa guardando a “destra” invece che a “sinistra” (vedasi l’omosessualismo e diluizione luterana della Chiesa tedesca): davvero una brutta messa all’ angolo per papa Leone. Per non parlare di un “teologo” quale un Mancuso, nei cui libri al massimo venti o trenta pagine non contengono un’eresia.
E’ un brutto momento anche in particolare per la Chiesa americana (pilastro finanziario per Roma proprio assieme alla tedesca) che conosce una forte polarizzazione fra “conservatori” e “progressisti”. Come escludere, in questo imprevisto rilievo mediatico per uno “scisma” che tutto sommato già vi era stato e in tanta irriducibilità da parte dei prelati irregolari nonostante una vera e propria supplica del papa, lo zampino di The Donald dopo i violenti scontri fra la riva del Potomac e quella del Tevere? La cittadella tradizionalista in Svizzera come la Nato del loquace Rutte?
Ma non si minimizzi, ripeto, quanto sta avvenendo, ed è oggi ormai (ri)avvenuto nella storia della Chiesa: le tradizionali casule, i guanti con anello e le preziose mitre dei vescovi più o meno illegittimi per le leggi della Roma papale del 2026 , come usciti da una sartoria teatrale per i profani superficiali e i miscredenti, hanno mostrato che la dimensione autentica dello Spirito resta l’ Essere, non l’ Essere stato e neanche il Divenire. Altro che “seguaci della Messa in latino”……
A. Martino













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