INDOVINA COSA TI VUOLE FARE CHI VIENE A CENA: IL SURREALE CASO LAVITOLA-RANUCCI. CHE FINE FARA’ REPORT?
Cavolo, che perfidia.
Mi è capitato di leggere sul Corriere della sera il ricordo, a proposito dello strano caso Ranucci-Lavitola, di un certo parlamentare (missino, per l’esattezza) che i carabinieri beccarono mentre tracciava una scritta alquanto surreale e comica. Ovvero “A morte Caradonna”: motivazione addotta “Ognuno si fa propaganda come può”.
Argomentazione del tutto legittima e condivisibile, peccato però che quel signore fosse proprio Giulio Caradonna. Insomma, è davvero una insinuazione velenosa per Sigfrido Ranucci il quale, siamo probabilmente i centesimi a precisarlo, nel procedimento contro Valter Lavitola che secondo la competente Procura potrebbe aver ordito il clamoroso attentato (fallito) contro il giornalista d’assalto della ultra trentennale trasmissione di approfondimento di Rai 2 Report, è assolutamente parte lesa nel procedimento giudiziario.
Qualora a qualcuno sia ancora sfuggito, l’aspetto essenziale dell’ indagine è la strana amicizia (anche stretta, a detta dello stesso Ranucci e a conferma del Lavitola) fra l’avventuroso imprenditore e Ranucci: che nelle loro sistematiche cene in un ristorante di Monteverde si sarebbero spinti, grazie alla “faccia poliedrica” del primo, a parlare di sondaggi da commissionare in vista di una possibile scalata alla leadership del Campo largo da parte di un Ranucci terzo che proverbialmente gode fra Schlein e Conte.
Insomma (roba che neanche Bruto o i gerarchi congiurati del 25 luglio) attentatore e bersaglio del micidiale attentato si attovagliavano in un ristorante di pesce di Monteverde (brutto verbo coniato dal grande D’Agostino) neanche saltuariamente ma sistematicamente, cercando di penetrare, non senza successo, negli arcana imperii della Roma odierna.
Nella redazione di Report (quaranta giornalisti e giornaliste con i fiocchi) atmosfera da imminente e ormai ufficiale partenza dello scià da Teheran, o da ultimi giorni di Hitler nel bunker della Cancelleria. Alla fine credo che Ranucci almeno, chiarirà penalisticamente e formalmente, ma sul piano personale e professionale è difficile che tutto resti come prima. Quanto meno, Report (che al momento attenderebbe la nuova stagione) passerà sotto un altro anchor man e giornalista-immagine. Egli stesso si dice pronto a un passo indietro. Intanto, le repliche sono sospese anche se Report persiste su Raiplay.
E vi sarebbe anche un “fronte secondario” (mica tanto, dato che è in ballo un risarcimento di danni morali per cinque milioni di dollari) aperto dall’amico e semi ambasciatore per l’Italia di Trump, Paolo Zampolli.
Costui lamenta presunte infondatezze e calunnie circa il quadrilatero di rapporti tra il medesimo, la first Lady Melania Trump, il presidente USA, e il famigerato “mostro” Epstein.
Sembra che Lavitola avesse consigliato a Ranucci di lasciar perdere la bufala della visita uruguayana del ministro Nordio a Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani in attesa della famosa grazia a costei.
La spiacevole sensazione generale che si ricava dalla vicenda è che, nella più alta cupola di quelli che contano, magari non tanto ma sul serio, tutti si conoscano e si frequentino in un gioco delle parti dove dei supremi burattinai dirigono movenze delle loro marionette di cui impostano movenze, dialoghi, e prediche.
E tutti sappiano quel che c’è da sapere in barba a qualunque privacy o segreto d’ufficio e professionale, buono solo a bloccare i “poveri fessi” che non si facciano i fatti propri; con relativo potere di ricatto e suggerimento.
E nell’ Informazione che si presenta come casta e pura, questa tragicità sconfina in un’amara surreale comicità.
A. Martino













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