QUALCHE AGGIORNAMENTO SULLA SITUAZIONE MILITARE NEL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO, E SULLA GUERRA FREDDA SUL FRONTE ITALIANO
Che piaccia o no, devo basarmi prevalentemente su fonti ucraine per avere, e condividere, mie impressioni sull’andamento del conflitto fra i due paesi slavi. Infatti, stabilita ovviamente la tara della propaganda e della polemica usuale in qualunque guerra da quando esiste almeno la stampa cartacea, non solo i post ucraini sui social sono più fruibili in quanto scritti prevalentemente in inglese, ma soprattutto fra essi spiccano quelli del presidente Zelensky che in un giorno può scriverne anche due o tre documentando e commentando (altrettanto ovviamente sempre secondo il suo punto di vista) questa o quella azione russa, e questa o quella azione, naturalmente, ucraina.
Molto più abbottonato, invece, il vertice del Cremlino: i post di Putin sono rarissimi, formali e molto presidenziali (o “zaristi”), del genere dell’incoraggiamento alla coesione del popolo russo o del ringraziamento ai grandi sacrifici dei militari al fronte.
Ebbene, è ormai quasi impossibile seguire precisamente il dipanarsi degli attacchi di droni e missili da una parte e dall’altra. Parlare di questa o quella “rappresaglia” non ha senso, ed è difficile scorgere una logica strategica classica dei contendenti. Per qualche giorno pare che gli ucraini puntino alla riconquista della Crimea, o i russi bersaglino particolarmente Kiev (quello ormai un giorno sì e l’altro no anche se senza un apparente esito strategico), o piuttosto che questi ultimi riconsiderino l’obiettivo Odessa e che il Mar Nero si infiammi: target fresco di ideazione, le navi iraniane (ovviamente da parte ucraina e anche sul Caspio dove è morto un marinaio iraniano). Ma poi, tutto lascia il tempo che trova: se la guerra di posizione con quasi impercettibili avanzate e ritirate fa pensare alla prima guerra mondiale, questo terrore dall’aria che potrebbe tornare o domani o forse mai fa pensare piuttosto alla guerra totale e molto più coinvolgente i civili universalmente nota come seconda guerra mondiale.
Abbastanza organici e seguenti una logica comprensibile, mi sembrano i lanci ucraini contro raffinerie e strutture energetiche russe. Che in effetti hanno provocato penuria di carburante, peraltro mi pare rientrata proprio in questi ultimi giorni.
Ma Volodymyr, presidente ormai anche e non poco da tastiera, fa pure presunti scoop, sulla base di non so che informazioni di intelligence o semplice propaganda: l’ultima, sulla cortese richiesta di Putin all’alleato nordcoreano circa l’invio di trentamila militari. Zelensky ha anche detto nel suo discorso serale del 25 luglio che Mosca ha arruolato 221.000 persone finora nel 2026, subendo al contempo quasi 225.500 perdite tra i propri soldati, inclusi 131.000 morti e quasi 93.000 feriti solo in quest’anno. Parallelamente, l’ex comico (o “attore brillante” se si preferisce) è abbottonatissimo sugli analoghi dati di casa sua.
Dove però di una rappresaglia si potrebbe forse parlare, è l’attacco russo al centro commerciale di Kryvyi Rih avvenuto la mattina del 26 in un orario, credo, non di apertura al pubblico. Per i russi azioni del genere non sono inedite, e le hanno presentate come interventi su siti di stoccaggio di munizioni occulti. La vedrei infatti in relazione ai ripetuti attacchi di Kiev contro la cosiddetta Amazon russa, ovvero il colosso locale del commercio on line Wildberries. Tra i siti colpiti figurano i grandissimi depositi di Elektrostal e Kotovsk, gangli vitali per lo smistamento delle merci e luoghi in cui lavorano migliaia di addetti.Le stime parlano di circa 330 milioni di euro di danni strutturali e di altri 150 milioni di euro in prodotti andati letteralmente in fumo. Wildberries, dopo i primi colpi, ha ridotto le commissioni ai venditori e scontato le spese di trasporto. Con l’esodo del e-commerce internazionale dalla Russia in seguito al fatidico 24 febbraio, Wildberries è cresciuta enormemente grazie al liberato mercato interno.
Tutto ciò serve a colpire la logistica russa anche relativamente alla più innocua quotidianità, cercando di convincere il russo medio che la guerra è anche a casa propria. Ciò grazie al flusso di capitali ininterrotto dall’ Europa con relativi sforzi produttivi militari di cui già parlammo, e al sostanziale non venir meno dell’appoggio da parte di un volubile e ambiguo Trump (almeno per quanto riguarda il dossier ucraino, per il resto fate voi) cui Zelensky è riuscito a dimostrare di “avere le carte”.
Per quanto riguarda l’ Italia, da segnalare il momento storico peggiore dei rapporti italo-russi dalla fuoriuscita dell’ultimo soldato italiano dall’ URSS nel 1943, compreso anche il governo Draghi all’ inizio dell’ “operazione militare speciale”. Il muro contro muro (a mio modesto avviso edificato con quasi fanatico zelo zelo dal governo e non solo) riguarda ormai una muraglia svettante come quella cinese. Ogni occasione è buona per uscite, divertirsi a provocare la suscettibilità e frequenti quanto risentite repliche russe magari oggettivamente innocue e persino banali, ma cui, come in un copione, la controparte italiana risponde scandalizzata per tanta cattiveria e animosità. Se contesto e cornice non fossero tragici e sanguinosi, ci sarebbe decisamente non da piangere ma da ridere.
Iniziamo con l’espulsione di due diplomatici russi per presunto spionaggio (la magistratura non si è ancora pronunciata). Sono le regole del gioco, ordinaria amministrazione nel mondo delle rappresentanze diplomatiche: siamo concreti, cosa vogliamo che faccia tra una cena di gala e l’altra un addetto militare? Se però ti beccano in flagrante, la risposta non può che essere quella. Però i russi seguono la regola della reciprocità: hanno espulso due nostri diplomatici. Nota piccata del ministro degli Esteri Tajani della serie: “ ma così non vale, i nostri mica facevano la spia”. Lasciamo perdere, Tajani è quello delle finestre chiuse in funzione anti drone: ma d’altronde, stando così i rapporti, tutti questi benedetti diplomatici fra Mosca e Roma a che servono?
Poi, i ringraziamenti del portavoce del Cremlino al direttore della Biennale Pietrangelo Buttafuoco per non aver obbedito all’ostracismo verso la cultura russa; con incredibile tempismo, arriva il comunicato dell’espulsione di Buttafuoco da una trasmissione radiofonica della RAI, come già da noi riferito.
Infine, l’ira dell’establishment per la quasi compiuta nomina di Andrea Pirlo al posto più importante della panchina della nazionale italiana di calcio. Sua colpa, nonostante la riammissione russa nel CIO, una collaborazione con una società russa di scommesse. Pirlo ha dovuto rinunciare con una dichiarazione assai amara. Anche qui, un intervento dell’ambasciatore russo commentato come una specie di comunicato terroristico.
Per concludere, l’uscita del ministro della Difesa Guido Crosetto, invitante il silurato omologo ucraino a ricoprire un incarico (una consulenza, penserei) in Italia. Probabilmente, un atto di cordialità e gratitudine per le imponenti commesse in questi quattro anni di guerra alla nostra industria militare (Leonardo in primis) che ha suscitato una dichiarazione polemica dalla portavoce del ministero degli esteri moscovita.
Ogni guerra, prima o poi (nonostante ogni guerrafondaio) finisce: grazie a Dio. Ma chi dovremo ringraziare, per impiegare solo qualche anno e non un secolo a ricostruire almeno una frazione della tradizionale amicizia e partnership italo-russa? “Vannaccius”, pensaci tu.
A. Martino













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