LE DIMENSIONI CONTANO, MA ATTENZIONE AI PERICOLI
In una inchiesta mandata in onda qualche giorno fa, la BBC ( la Rai british immortalata persino da una ironica canzone di Renzo Arbore), i cittadini del Regno Unito di sesso maschile sono stati messi in guardia contro il boom di iniezioni di materiale, diciamo così, ingrandente il pene. Parliamo innanzitutto di filler di acido ialuronico ma anche polilattico ovvero di sostanze chimiche già ben conosciute per fini molto più mostrabili non nell’ intimità quali interventi contro le rughe o rimpolpamento delle guance ( interessanti assai più, almeno da noi, le donne che gli uomini).
Il “mercato” alla base di tale particolare esigenza estetico-anatomica va oltre l’ esigenza di combattere la ” disfunzione erettile” ovvero impotenza fosse pure semplicemente dovuta all’ età, finora affrontata con una specie di “pompetta” (vi ricordate delle indiscrezioni andrologiche su Berlusconi?). In quel caso, l’ asetticità involontariamente comica del medichese parla di ” protesi peniena” con tanto di pezzi di ricambio e periodiche revisioni.
Bensì, dicevamo,si basa sull’ esigenza nascente dall’ incapacità comprensibilissima e che non mi permetto di giudicare non essendo né confessore né psicologo, di accettare i limiti imposti al proprio corpo da Dio o dalla natura o dal DNA o insomma dal proprio destino.
Da studii abbastanza ormai indiscussi, pare che la normalità dimensionale del pene umano sia sui nove centimetri in quiescenza e i tredici in erezione; dicasi nove anche per la circonferenza.
Purtroppo, è dal boom del porno negli anni Settanta e Ottanta, che noi uomini (diciamocelo francamente senza ipocrisia) sogniamo dimensioni irrealistiche fino all’ equino o quasi, utilizzabili per copule non di tot minuti ma di ore,con donne di straordinaria avvenenza proporzionale ad altrettale incontentabilita’ e pazienza.
Ma nella sua età d’ oro cartacea e cinematografica, il porno, almeno nelle menti di maggior spirito critico come quella di chi scrive, si riduceva a una utenza goliardica e scanzonata di fantasesso. Ora purtroppo, nei diciotto-ventenni del momento, grazie anche alla potenziale ossessività della fruizione in Rete, si rischia lo spappolamento autoerotico e nei casi peggiori, criminogeno, della mente e dell’ anima dei ragazzi.
La vecchia (ma non troppo) gloria pornografica Rocco Siffredi, neo bandiera culturale di FdI come (seppure non detto apertamente) eroe italiano e virile eccellenza ne è dimostrazione col suo accreditamento pseudo intellettuale di area.
Secondo la trasmissione britannica suddetta, quindi, la Società urologica inglese, ha ufficialmente sconsigliato l’ impianto nel pene di filler a causa della scarsa qualifica professionale di chi inietta tali sostanze.
Ben diversa sembra da noi la situazione, dato che la normativa UE impone di non impiantare filler permanenti e soprattutto che, in Italia, solo un medico laureato può eseguire interventi del genere. In UK, invece, è sufficiente un corso di tre mesi.
Qui da noi, una simile terapia costa almeno ottocento euro.
Il professionista medico intervistato dal CdS, individua nell’ instabilità della massa iniettata un primo rischio, con relativi gonfiori non sempre facilmente risolvibili con delle controiniezioni diluenti.
Ma non basta: attenzione anche alla scelta dell’ acido ialuronico a volte disgraziatamente troppo duro, alla genesi di pericolosissimi noduli, a interventi professionali quanto si vuole ma eseguiti in ambienti non ben sterili e quindi causa di infezioni.
Il problema alla base, comunque, è la relativa stravaganza della terapia, con relativa scarsità di casistica, anche di complicazioni, e minima letteratura scientifica.
Ma se proprio anche qui in Italia, teniamo ad inseguire pur lontanamente, i mitologici trentatré centimetri di John Holmes (purtroppo morto sfigurato sembra da AIDS e fra grandi sofferenze), ci si affidi almeno ai migliori ( non semplicemente a buoni) uroandrologi e chirurghi plastici.
E a non confidare in ” allungamenti” di oltre tre centimetri, misura ritenuta dall’ esperto suddetto ragionevole, senza rischi automatici, e comunque ottenibile mediante iniezioni e tecniche progressive.
A. Martino













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