IL VOLO DI STATO PROPOSTO A DI BATTISTA MALATO A CUBA: IMBARAZZANTE ATTENZIONE DEL SISTEMA O POLPETTA AVVELENATA (O ENTRAMBE)
Confermo tutta la stima per la figura politica e intellettuale di Alessandro Di Battista. E la vicinanza in questo delicatissimo frangente della sua vita, che lo vede così lontano dalla patria.
La ho già espressa su questo giornale, a poche ore dalla notizia del suo grave malore nella città cubana di Santa Clara (a titolo di cronaca, luogo dell’inizio della lotta armata contro il regime di Batista).
Ma penso che proprio una persona di grande onestà intellettuale e coerenza come lui, possa non solo esser lungi dal fastidio ma anzi grato per delle considerazioni, forse per qualcuno biasimevoli, che mi accingo a fare.
Le scelte di vita politica e giornalistica di Alessandro Di Battista, oltre a un solido retroterra sia di seguito umano che imprenditoriale (si pensi solo a sue interessanti iniziative culturali nel Chietino) ne fanno un attore sociale di tutto rispetto. I suoi viaggi all’ estero si inseriscono in una validissima attività collegata a una propria saggistica e a una collaborazione, nonostante l’esodo strettamente politico dal Movimento 5 Stelle, con Il Fatto quotidiano che nell’ anemica stampa italiana rappresenta una felice eccezione di vendite.
Non è quindi un romantico giramondo alla Chatwin quello incorso nel grave malanno a Cuba, ma un serissimo e stimato giornalista ex deputato al parlamento della repubblica italiana, nell’esercizio della propria professione non disgiunto dalla passione per Cuba e il popolo cubano.
Ma di certo, se lo stimatissimo giornalista ed ex parlamentare nonché membro del direttorio grillino a cinque degli anni precontiani Di Battista è pur sempre un pezzo di establishment (mi dispiace per qualcuno ma qui volevo arrivare), lo è in modo, come ben sappiamo e ripetiamo, critico ed eretico. Ma sempre un umo di establishment rimane.
La tanto polemizzata offerta del volo di stato, e l’arrivo di medici italiani a L’Avana, quindi dimostra due intenti non necessariamente in conflitto tra di loro: ovvero innanzitutto l’indubitabile sollecitudine del Palazzo nell’ inviare un volo di stato per consentire il rientro di Di Battista in Italia; e (ma questo non è oggettivamente e indubitabilmente dimostrabile) sfruttare l’occasione per porgere al debole, forse non del tutto capace di intendere e volere illustre paziente italiano una bella polpetta avvelenata.
Se Di Battista avesse accettato tale rientro in pompa magna, la sua autorevolezza di integerrimo e sano populista sarebbe svanita all’ istante: egli o chi gli è vicino in questo brutto momento, ha fatto la scelta più degna e coerente. Alessandro Di Battista non è Luigi Di Maio, che si è sistemato davvero alla grande: e non devo aggiungere altro, e ripetermi.
Dalle alte sfere è comprensibilmente arrivata la precisazione che tale servizio ( il volo di stato) è prassi per qualunque cittadino italiano dall’assicurazione sanitaria insufficiente o malato in contesti con poche possibilità di cura: una ridicola ipocrisia, per quanto mi riguarda spero solo di non averne mai bisogno per avere la dimostrazione più tangibile di tale baggianata
La sanità cubana, a livello di professionalità mediche e assistenza pubblica, è una eccellenza mondiale un tempo richiestissima da altri paesi latinoamericani quali il Venezuela; il suo problema è l’embargo americano cui obbediscono gli altri paesi “occidentali”. Se veramente volevano aiutare Di Battista, potevano chiedere di quali medicine o dispositivi o pezzi di ricambio medico-ospedalierip vi fosse bisogno.
A. Martino













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