CON L’ELEZIONE IN SASSONIA-ANHALT, LA GERMANIA POTREBBE INIZIARE A VOLTARE PAGINA SUL SERIO

Il trentaseienne Ulrich Siegmund (cognome vagamente benaugurante, in tedesco suona come “bocca della vittoria”) è stato finora definito in diversi modi (due fra tanti, l’estremista gentile o addirittura l’uomo più pericoloso della Germania).

Quest’ ultimo gli ha fornito un incredibile strumento di propaganda dato che in campagna elettorale ha autografato chissà quante migliaia di copie della rivista settimanale con la sua foto e tale titolo di copertina.

Dovrebbe essergli grato pure l’editore di Der Spiegel se non sbaglio, in tempi in cui, ormai da anni, la vendita delle copie cartacee (e non, ma quelle in particolare) di quasi ogni giornale o rivista è rappresentata statisticamente da una funerea retta verticale verso il basso.

Siegmund termina la sua campagna elettorale per il rinnovo di parlamento e quindi governo del land Sachsen-Anhalt, con una bella, ariosa, ottimista festa delle famiglie: che orrore, roba chiaramente da Hitler, o no?

Egli è nato e risiede a Tangermuende, un tempo nel cuore della Prussia, il regno dalla vocazione imperiale motore dell’ unificazione tedesca. Oggi la Prussia non esiste più, divisa approssimativamente tra alcuni Laender tra cui appunto quello di Sassonia Anhalt dove il 6 settembre si voterà. Il resto è stato polonizzato o addirittura russificato come con Kaliningrad un tempo Koenigsberg.

L’establishment tedesco teme (sondaggi alla mano) che Siegmund possa addirittura portare il suo partito AFD (Alternative fuer Deutschland) non solo al primo posto tra i partiti del Land ma proprio al suo governo da solo.

Sono un po’ scettico: il Sistema è tutto disperatamente contro il concretizzarsi, appunto, di una vera alternativa e lo spauracchio nazista in Germania, funziona ancora meglio che in Italia quello fascista.

Certo, il cancelliere Merz non ha molto da offrire oltre l’incrollabile sostegno all’ Ucraina e a corollario, il folle tentativo di sostituire l’industria automobilistica con quella delle armi.

Non ci avevano detto che l’intelligenza artificiale non avrebbe sottratto posti di lavoro? Ebbene, tra psicosi della “transizione ecologica” e robot umanoidi, il gruppo Volkswagen ha annunciato un taglio di centomila posti di lavoro: non tutti in Germania ovviamente, ma il colpo ulteriore alle pantofolaie certezze tedesche è notevole.

Il programma di AFD per le elezioni in Sassonia-Anhalt consta della bellezza di 156 pagine divise in sei capitoli. 302 provvedimenti da adottare in caso di vittoria non lo fanno certo catalogare per troppo generico o poco concreto: dispiace per i gatti randagi, ma se ne promette la castrazione. E’ opera fondamentalmente, dell’ideologo Hans-Thomas Tillscneider che con un bel barbone ricorda il grande filosofo russo Dugin. Tillschneider profetizza lucidamente che in caso di bando di AFD, sorgerà ufficialmente la “dittatura dei vecchi partiti”. Naturalmente, le idee sono valide anche per un ipotetico governo nazionale.

Quello che ormai è noto come “Manifesto di Brandeburgo” è più radicale persino del programma della nostra formazione vannacciana Futuro nazionale.

Si promette una campagna massiccia di espulsioni di stranieri sgraditi, il ripristino dello ius sanguinis, l’abolizione del diritto costituzionale all’asilo.

Nella scuola le materie fondamentali saranno tedesco e matematica. Abolizione dell’ obbligo di istruzione fuori dalla famiglia (vedi la nostra “famiglia nel bosco”). Classi differenziate per i disabili. Ripristino dello studio del russo.

Lotta all’ inebetimento del popolo rappresentato appunto dalla scuola pubblica ma anche dalla, sempre pubblica, tv. Assoluta ostilità a ogni forma di omosessualismo e famiglie “non tradizionali” nonostante il lesbismo dichiarato e il matrimonio omo della leader nazionale Alice Weidel.

Affiancamento alla polizia ordinaria, di una guardia civica volontaria con pieni poteri.

A. Martino

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