COME UN COLPO DI CANNONE, 21PT: “TRA IL RAPPORTO SUI LIMITI DELLO SVILUPPO E LE POLITICHE PROPOSTE DA GRETA, C’È UN MARE DI IPOCRISIA”

Cari lettori, noi de l’Ortis, come certamente già saprete, abbiamo le nostre idee ben chiare riguardo i cambiamenti climatici in atto, così come siamo convinti che dietro le buone intenzioni e le belle parole, di una ragazzina svedese, ora poco più che maggiorenne,  si nasconda in realtà, magari a sua insaputa, tutto un mondo che nulla ha a che vedere con il vero ambientalismo. Tuttavia è innegabile che, la COP26, ha avuto un rilievo mediatico immenso e grande è stata l’attenzione, anche da parte del pubblico italiano, ragion per cui, ci è sembrato doveroso pronunciarci su questa questione in quanto, se talune informazioni, divulgate dal mainstream, sono corrette, molte altre, sono false.

Ora, si badi bene che, se ciò è vero, il danno cagionato da una simile operazione non riguarda solo l’aspetto etico – e deontologico di chi, questo atto, lo realizza – ma anche e soprattutto, la stabilità dell’intero impianto democratico dei diversi Paesi tirati in ballo.

Ma andiamo per ordine:

In principio fu il Club di Roma, nel lontano 1972, a far elaborare al MIT il “Rapporto sui limiti dello sviluppo”.

Tale relazione fu realizzata con uno dei primi computer utilizzando un apposito modello di calcolo di dinamica dei sistemi che metteva in relazione la crescita della popolazione con quella, industriale, della produzione alimentare e dei limiti negli ecosistemi della terra.

In tal modo, se analizziamo il “Grafico di Randers” ci renderemo conto che:

  • Nello Scenario 1, cioè quello della Crisi delle risorse non rinnovabili”, se il consumo delle materie prime continuerà come è continuato finora, entro il primo ¼ del XXI secolo il progresso avrà una violenta battuta d’arresto a causa dell’eccessivo costo di queste materie data la loro rarità;
  • Nello scenario 2, cioè in quello della “Crisi da inquinamento”, si ipotizza che le risorse non rinnovabili siano il doppio di quelle che noi conosciamo in quanto vengono scoperti nuovi giacimenti. In tal caso entro la prima metà del XXI secolo si avrà sempre un crollo del progresso dovuto ad un raddoppio dell’inquinamento che renderà le piogge più acide, i terreni più sterili a causa dei metalli pesanti, e così via;
  • Nello Scenario 3, dove si immagina che la tecnologia sia in grado di contrastare sia l’inquinamento che la finitezza della risorse, a provocare il crollo del progresso, questa volta, sarebbe unaCrisi alimentareinnescata dal logico aumento della popolazione data dalle condizioni favorevoli appena enunciate, e ciò secondo questo modello dovrebbe accadere sempre a cavallo del primo ¼ di secolo di questo III millennio;
  • Nello Scenario 4, dove la tecnologia corre in soccorso dell’aumento della popolazione attraverso una maggiore capacità di produzione agricola, la battuta d’arresto per il progresso arriva inesorabile, non immediatamente, ma dalla seconda metà del XXI secolo e questa volta a causa della “Crisi da erosione dei terreni“, i quali sono stati sfruttati all’inverosimile per sfamare tutta la popolazione del pianeta;
  • Nello Scenario 5, cioè quella “Crisi multipla”, pur riuscendo a contrastare l’erosione il progresso è messo alle corde dalla scarsità delle risorse, costi crescenti e carenza di cibo;
  • Nel VI Scenario, il progresso è battuto dalla “Crisi dei costi. Infatti in questa ipotesi la tecnologia è in grado di gestire meglio l’economizzazione delle risorse naturali, tuttavia i costi sostenuti per ridurre l’inquinamento e l’erosione dei terreni, puntellando non di meno la produzione agricola, diventano esorbitanti a tal punto da far si che, agli inizi del XXII secolo avremo la stessa qualità di vita di inizio XX secolo;
  • Nel VII Scenario la battuta d’arresto sarebbe dovuta alla inefficacia della “Programmazione familiare”. Infatti, per ovviare a tutte le problematiche pocanzi elencate, si decide che ogni coppia non potrà avere più di 2 figli e ciò per fermare la crescita esponenziale della popolazione. Benché una simile scelta garantirebbe, nei successivi anni, un miglioramento delle condizioni di vita, in realtà, sarebbe una vittoria di Pirro perché i livelli dell’inquinamento continuerebbero a salire fino a portare al collasso l’intera umanità;
  • Nello Scenario 8, pur stando attenti a limitare il numero delle nascite e conducendo una vita francescana che garantirebbe un livello dei consumi simile a quello dei primi anni 2000, la “Moderazione degli stili di vita” produrrebbe lo stesso un buco nell’acqua perché il costo di un simile ecologismo estremo porterebbe alla lunga al tracollo dell’umanità a causa dei notevoli costi;
  • Solo a partire dallo Scenario 9, grazie  ad un ”Utilizzo più efficiente delle risorse naturali” – cioè grazie all’abbattimento dell’inquinamento, dell’accrescimento della resa delle terre con tutela dei suoli, dell’economizzazione delle risorse naturali, di una minore pressione demografica ed alla moderazione nei consumi – si inizierebbero a vedere dei risultati positivi ma non senzaun andamento oscillante della produzione agricola e della disponibilità di beni di consumo e alimenti pro-capite;
  • Solo attraverso lo Scenario 10 il pianeta potrebbe salvarsi in maniera ottimale: Esso consiste nell’applicazione “Tempestiva” della IX ipotesi, cioè, secondo MIT, l’umanità avrebbe dovuto applicare il IX Scenario fin dal lontano 1982.

Ora voi vi chiederete, ma perché vi siete dilungati così tanto nell’esposizione di queste tesi?

Non certo per il gusto di tediarvi, cari lettori, quanto per darvi gli strumenti appropriati per giudicare e comprendere cosa c’è dietro il fenomeno attuale dell’”Ecologismo alla Greta”.

Non ci vuole uno scienziato per capire che la terra è un luogo finito, con risorse finite, ed una popolazione che attualmente risulta essere numericamente troppo elevata per le possibilità di questo singolo pianeta.

Questo francamente lo sapevamo già.

Dunque, se la dissertazione di queste 10 tesi sono tutte condivisibili, non lo sono altrettanto le altre ipotesi che in questi giorni sono state aggiunte alle prime senza nessuna evidenza scientifica. Una di queste è quella in cui si afferma che: “il futuro ci vedrà sempre più colpiti da pandemie a causa del numero elevato della popolazione e dell’inquinamento … “. Pertanto, stando a questo modo di ragionare da folli, dobbiamo immaginare che nel medioevo, vi era una sovrappopolazione notevole ed un inquinamento tale da aver consentito l’esplosione della Peste Nera (sic!)

A questo punto però, lasciandoci simili scempiaggini alle spalle, bisogna fare un’altra piccola digressione:

  1. Se i primi 8 tutti punti colgono nel segno, è evidente che, in qualsiasi modo vogliamo porre la questione, l’umanità è destinata nel peggiore dei casi ad estinguersi come è successo per i dinosauri e prima di loro le altre 4 specie di esseri viventi che ci hanno preceduto, nel migliore dei casi ad involvere fino a tornare al medioevo;
  2. Se invece vogliamo realizzare quantomeno il IX Scenario dobbiamo porci la domanda se i nostri sistemi politici avanzati, cioè le democrazie, siano in grado di governare questa fase.

Ebbene, a quest’ultima riflessione, in maniera del tutto culturalmente onesta, mi sento di rispondere no!

Dico di no perché la Democrazia, in primis, basa la propria forza sul consenso e sulla felicità della maggioranza della popolazione, derivante dalla realizzazione, dei bisogni e delle esigenze, del breve periodo, e secondariamente, perché ha un sistema decisionale notoriamente elaborato e lento che non permette di affrontare in maniera adeguata le emergenze e le problematiche di lungo periodo.

Inoltre, la stragrande maggioranza delle Nazioni cosiddette “Democratiche” hanno un impianto economico che ricalca pedissequamente le idee di Adam Smith, ed è proprio il capitalismo, per sua indole, ad utilizzare le risorse finanziarie per le soluzioni più semplici.

Dunque, per intenderci, l’unico Paese che sarebbe in grado di imporre una politica di lungo periodo volta ad un ecologismo ferreo, data la  velocità del processo decisionale che la distingue e prontezza nel risolvere le crisi interne, dovrebbe essere la Cina, ma la “Terra del Celeste Impero”, per quel che ne sappiamo, non è una democrazia.

Dunque siamo destinati a morire Cinesi?

No, nonostante molti dei nostri governanti lo vorrebbero. ritengo che non moriremo cinesi!

Vi è infatti una terza via, una soluzione alternativa che è l’esatto contrario di tutto ciò che i globalisti, i “gretini”, i buonisti, ci propongono quotidianamente, cioè un percorso di vita caratterizzato dai seguenti punti cardinali: sovranismo, autarchia, filera corta e identitarismo.

In altri termini, ognuno deve necessariamente costruire il proprio futuro lì dove è nato ed ha il diritto dovere di migliorare la propria posizione attraverso le risorse, i mezzi, le potenzialità, che ogni terra offre.

Per farla ancor più semplice, consideriamo con un esempio quali sono i frutti che nascono e crescono spontaneamente in Italia: arance, mele, pere, fragole ed uva, non banane, non ananas, non manghi, né tantomeno avocadi, perciò, stando sempre a questo esempio, ciò che dovrebbe consumare principalmente il popolo italiano è solo la frutta locale e di stagione.

Se ci pensate è fuori dalla grazia di Dio distruggere le arance per mantenere il prezzo basso o rispettare le quote europee, mentre ci sono persone che non hanno di che mangiare. Così come è da folli spendere tutto quel carburante per portare dall’altra parte del mondo della frutta esotica quando facciamo marcire i prodotti nazionali.

Allo stesso modo, le arance siciliane sono un prodotto di ottima qualità?

Bene! Il popolo italiano deve essere messo in condizione di poter acquistare solo arance siciliane e non di comprare delle insipide arance provenienti non si sa da dove.

Per fare ciò dovremo innanzitutto far si che vengano esportate solo ciò che avanza dal nostro consumo nazionale e così dovranno fare gli altri Paesi con i loro prodotti.

Sempre restando sul tema, ad esempio, chi è il maggior produttore di banane al mondo?

L’India! Perfetto, quindi vorrà dire che se il subcontinente necessiterà di arance noi gli venderemo il nostro sovra più, così come, viceversa, se noi avremo bisogno di banane saranno loro a fornirci il loro sovra più del mitico “frutto dell’amor”.

Va da se che così facendo si eviterebbero:

  • Enormi sprechi di carburante per il trasporto delle merce;
  • Diseguaglianze sociali;
  • Sfruttamento intensivo dei terreni.

Pensate ad un’altra bestialità e distorsione del sistema: il Parmigiano Reggiano è un eccellenza tutta italiana, ebbene, per trarne il maggior profitto, ci preoccupiamo quotidianamente di esportarlo in Paesi come gli Stati Uniti, la Russia o la Cina, perché questi ultimi hanno la capacità di sborsare grandi cifre per pochi grammi, mentre non ci preoccupiamo affatto di far si che una platea sempre più ampia di nostri connazionali possa acquistare questo tipo di formaggio, e ciò accade perché è molto più semplice trovare la soluzione rivolgendoci ad un mercato estero che creare un mercato interno.

Anche in questo la Cina docet!

Da Paese privo di un mercato interno, attraverso una serie di pianificazioni quinquennali è stato capace di creare un ampio mercato interno e con molta logica, tra qualche anno, potranno permettersi il lusso anche di non esportare più perché la loro economia sarà completamente autosufficiente.

Ecco perché, ad esempio, un signore come Oscar Farinetti, fondatore della catena “Eataly”, ha torto marcio quando sostiene che, noi italiani, con il sovranismo, ci rimetteremo solo, in quanto, il nostro compito, è “quello di fare i simpatici con tutto il mondo per poter vendere la nostra bellezza all’estero“.

Infatti, chi parla così non vuole vendere le eccellenze, ma appioppare, a chi che sia, quanta più merce sia possibile sbolognare.

Al contrario, se i nostri prodotti realmente valgono si vendono da soli, a prescindere se siamo simpatici, servili o presuntuosi.

Certo, la pubblicità sarà anche l’anima del commercio ma è soprattutto la madre delle fregature.

Se a voi, ad esempio, piace la Feta, la cercherete e la comprerete a prescindere se al Governo di Atene ci siano i Colonnelli o Tsipras, quindi va da se che ogni atto di eccessiva apertura e snaturamento delle proprie tradizioni in nome dei mercati e della globalizzazione altro non è che una pugnalata al cuore delle Nazioni.

Ciò lo vediamo anche nella nuova speculazione edilizia legata alla green economy.

Un tempo, in Abruzzo, le umili case dei contadini erano fatte di paglia e terra. Esse però erano calde d’inverno e fresche d’estate. Poi in nome di una cieca modernità sono arrivati il cemento armato le maxi costruzione realizzate con materiali scadenti che hanno solo depauperato paesaggi e territori.

Allo stesso modo, nel Nord America, le case erano fabbricate maggiormente in legno perché, avendo un così grande patrimonio boschivo, questo materiale era veramente economico nel Nuovo Mondo …

Vedete dunque com’era bella ed utile la diversità?

Oggi invece, in nome di un presunto progresso e di una sterile modernità, vogliamo imporre a tutti il nostro stile di vita ed il nostro metro di giudizio, ma questo è innegabilmente sbagliato!

La pressione demografica è un problema?

Certo! Ma essa ha un nome e cognome: Nigeria!

In questo Paese ogni singolo essere umano è genitore, in media, di 6,5 bambini. Tutto ciò non è assolutamente tollerabile, ergo, non tutti i popoli devono ridurre il loro tasso di natalità (vedi, ad esempio, l’Italia), ma sono solo quei Paesi che, come lo Stato africano pocanzi citato, continuano a sfornare figli come conigli.

Allo stesso modo se l’inquinamento sale e la desertificazione avanza, non serve una svolta green, basata sulla riduzione delle emissioni di CO2, se poi per effettuare la stessa dobbiamo:

  • Costruire centrali nucleari da monitorare;
  • Fabbricare pile elettriche e pannelli fotovoltaici, da buttare;
  • Obbligare le classi più povere a consumare gli insetti.

Basta, molto più semplicemente, obbligare le persone, con apposite leggi, a piantare alberi, nei propri giardini, nei propri terrazzi, nei propri terreni.

Gli alberi si nutrono di anidride carbonica e ci regalano ossigeno, abbassano le temperature, cinturano i deserti, riducono il dissesto idrogeologico, favoriscono la comparsa dell’acqua.

Guardate ad esempio cosa è stato fatto in Africa con il progetto della “Grande Muraglia Verde”.

Quindi cara Greta, i monopattini, il veganesimo, ed il volemose bene, lasciali pure in soffitta perché, se ti diamo ascolto, “la Fine” arriverà lo stesso, forse qualche anno dopo, ma, arriverà ugualmente, con l’aggravante, per giunta, di averci solo illuso.

Diversamente se il mondo tornerà ad essere più lento e piccolo, dove a contare saranno le Nazioni e non i gruppi di potere, l’uomo continuerà a prosperare per altre migliaia e migliaia di anni alla faccia del Covid e di chi ce lo ha mandato.

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