PER CONDANNARCI ALLA DECRESCITA (IN)FELICE CI VOLEVA SUPER MARIO? IL PROCLAMA SU CONDIZIONATORI E TERMOSIFONI PIU’ DA BAR SPORT CHE DA “SALVATORE DELL’EURO”

“Preferiamo la pace o il termosifone acceso, o meglio ormai il condizionatore acceso tutta l’estate?”.

Il capo del governo ha inoltre rassicurato che col gas ce la dovremmo fare fino a ottobre.

La frase ad effetto del presidente del Consiglio Mario Draghi durante la conferenza stampa di ieri, grazie al rimbalzo istantaneo sul web, parrebbe avere tutte le carte in regola per essere considerata “storica”: plausi scontati a prescindere in quanto dovuti a Super Mario, feroci sarcasmi se non insulti, finissime analisi macro e microeconomiche.

Inevitabile, piuttosto, il raffronto con l’antitesi mussoliniana burro o cannoni (sembra che il Duce la pronunciò esattamente a Belluno, e a qualche gerarca nazista piacque molto rilanciandola).

E da questo punto di vista, l’affermazione del Drago non ha capo né coda. Cerchiamo di capirne il significato reale e sostanziale, senza i soliti paraocchi che il politicamente (ed euroatlantisticamente) corretto impone, e di cui ovviamente noi de L’Ortis possiamo fare a meno.

Correggetemi voi che mi leggete, se ho capito male. Mi sembra che Draghi voglia dire: 1) solo facendo sacrifici rigorosi in materia di approvvigionamento energetico vivremo in pace, felici e contenti, come tutte le provincie dell’impero euroatlantista; 2) ma i sacrifici riguarderanno un po’ tutto il tenore di vita e i conforts ritenuti ormai scontati nell’ odierno mondo occidentale. Può sembrare incongruente il riferimento all’energia elettrica dato che non era stata finora tirata in ballo nei doverosi sacrifici russofobici, ma evidentemente, così è dato che le centrali idroelettriche sono pochissime. Ma non sono qui i risvolti tecno-energetici ad interessarci.  

Dicevo prima della provocazione mussoliniana contrapponente un latticinio a un’arma pesante. Fascismo o non fascismo, decisamente da altri tempi in cui si diceva pane al pane e vino al vino (e la pace si chiamava pace chiamando guerra la guerra). Il quesito del Duce era: la guerra volete vincerla o no? Sì? Beh, allora rinunciate al “burro”.

Invece l’attuale governo non solo ha esattamente scelto la guerra “ come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” violando l’art.11 della Costituzione della Repubblica italiana nel riempire di armi un paese cui non siamo legati da alcun trattato militare, non solo (un po’ di franchezza, cavolo) sta facendo di tutto perché la Russia perda ulteriormente la pazienza attaccando o noi o un membro NATO auspicando come conseguenza la disfatta militare e sistemica russa; ma tutto questo (compresa l’espulsione a freddo di ben trenta presunte “spie” russe diplomatici di professione) lo spaccia per “costruire la pace”. Questa è in estrema ma concreta sintesi la prassi geopolitica di Marius the drake.

Veniamo ora all’aspetto economico di questa sconvolgente filosofia politica, che dovrebbe essere per Super Mario a capo del governo italiettiano come una cattedra di Educazione fisica alla scuola media per Marcel Jacobs. Ebbene, qui il beneamato Fenomeno ha con l’allocuzione di qualche giorno fa, ufficialmente decretato il nostro declino socioeconomico. In tutta (con grande sforzo) rispettosa sincerità: ma per teorizzare questa “decrescita felice”, ci voleva un fenomeno come la “risorsa delle risorse della Repubblica”? Giuseppe Conte non andava bene? O magari anche Di Maio, Enrico Letta, uno Scalfarotto, una Serracchiani ?

Non una parola preoccupata per la nostra produttività (residua), come se per far fuori Putin (La Stampa invita a farlo letteralmente, ed egli le ha espresso solidarietà contro l’esposto dell’ambasciatore russo), bastasse far a meno degli “sfizi” di termosifoni e condizionatori.

Eppure era di pochi giorni prima l’allarme del presidente di Confindustria Carlo Bonomi (non mi pare un “sovranista e populista”, meno ancora un filorusso) sull’ “antieconomicità” della produttività italiana. Secondo i dati forniti da Bonomi, appunto, il caro energia prima, e la ossessione sanzionatoria poi (questo lo aggiungo io) potrebbero far sì che quel 16% di produzione industriale italiana sospesa o  annullata arrivi entro l’anno in corso al 30%.  

La mia impressione generale, che nessuna “autorevole analisi” potrà mai togliermi dal cervello, è che  boutades come questa dei “termosifoni e condizionatori” possano essere concepite solo da elites mondialiste che più che agli interessi dei popoli loro affidati, badano (e sono tenuti) a fare interessi che passano sopra le misere teste dei suddetti, e in fondo anche le loro. Sono elites sovravvalutate culturalmente e professionalmente, la cui forza sta nell’essersi inseriti, cooptati, in un solco esecutivo per chissà quali meccanismi di chiamata e reclutamento.

“Quello che devi fare, fallo presto” disse Nostro Signore a Giuda Iscariota nella notte del sommo tradimento. Io aggiungerei al caso di specie: ma risparmiaci le str…ate.

A. Martino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *