DA CHI “STUDIA” AGLI “ECO ATTIVISTI”

Noi, persone adulte ed avvezze al ragionamento pragmatico, avvezzi alla ricerca nel dubbio, avvezzi al contraddittorio fra pari, noi, appunto, siamo oramai saturi nel subire i cosiddetti “eco attivisti”.

Cari “attivisti” è tempo di crescere e studiare, è tempo di rispettare gli altri, quegli altri a cui vorreste “insegnare” ciò che prima dovreste studiare.

Scusate la franchezza o voi che tutto volete insegnarci, partendo da come noi dobbiamo vivere, mangiare, respirare, le vostre “pagliacciate”, quelle che ci costringete ad assistere, iniziano veramente, forse troppo, ad annoiare noi che, al vostro contrario, per insipienza ed egoismo, riteniamo ancora “normale” rinfocillarci con la farina di grano o con quanto la terra, lavorata da altri egoisti quali sono gli agricoltori, ci offre. Addirittura, non inorridite o voi “eco sapienti”, abbiamo ancora la consuetudine, ed il piacere, di mangiare carne a noi fornita da dei, cattivissimi, macellai e non prodotta da stampanti tridimensionali.

Imbrattare monumenti ed opere d’arte, colorare fiumi, compiere quelli che voi, cari “eco attivisti”, cari non simpatici, cari perché ci causate valanghe di costi, ritenete “azioni dimostrative” ha stancato, stancato molto.

Egualmente hanno stancato i media che vi strumentalizzano dandovi tanto spazio mediatico distogliendo, in tal modo, l’opinione pubblica da temi seri e preoccupanti.

Temi quali il rischio di vedere il mondo esplodere in una devastante “guerra a pezzi”.

Temi quali il rischio di vedere il mondo esplodere in una devastante presa di coscienza che vi sono leaders e “filantropi” del mondo che permettono nefandezze quali il traffico di esseri umani. Leaders e “filantropi” occidentali.

Temi quali il rischio di vedere il mondo esplodere in una devastante presa di coscienza che la, mai abbastanza strumentalizzata, “fame nel mondo” non è altro che un cinico meccanismo di potere di alcuni su molti.

Bertold Brecht scrisse un magnifico poema che narrava come “I bambini giocano alla guerra. È raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra”.

Brecht continuava scrivendo “tu fai “pum” e ridi; il soldato spara e un altro uomo, non ride più. È la guerra”.

“C’è un altro gioco da inventare: far sorridere il mondo, non farlo piangere. Pace vuol dire che non a tutti piace lo stesso gioco”.

Ecco, appunto, è tempo in cui emerga come a molti, a noi, a quelli che amano vivere come un tempo, interessa giocare, e vedere giocare i nostri figli, ad un “altro gioco”.

Perché a noi, quelli che studiano per davvero ed amano approfondire i classici, la frase di Brecht “i tuoi giocattoli piacciono anche
agli altri bimbi che spesso non ne hanno, perché ne hai troppi tu” è una frase che “parla”.

Noi, quelli che studiano e non imbrattino le opere d’arte, sappiamo che la “pace” si costruisce sedendosi davanti all’altro, rispettandolo, non facendo solo “rumore”.

Un grande Papa, Benedetto XVI, durante una Giornata Mondiale della Pace, disse che “Le preoccupazioni manifestate da molti giovani in questi ultimi tempi, in varie Regioni del mondo, esprimono il desiderio di poter guardare con speranza fondata verso il futuro. Nel momento presente sono molti gli aspetti che essi vivono con apprensione”.

Parole importanti e moderne, terribilmente moderne, anche oggi.

Quell’immenso Papa urlava, con toni forti ma sommessi, toni colti, come vi fosse “Il desiderio di ricevere una formazione che prepari i giovani in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale”.

Purtroppo i cosiddetti “grandi del mondo”, così sembrerebbe oggi, avevano interessi diversi.

Questa la causa che costringe “noi” a “subire” loro. 

Loro quelli che “urlano”, “imbrattano” e annoiano chi, al loro contrario, “parla sommessamente” e dedica parte del proprio tempo a “studiare”.

Ignoto Uno

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