NON E’ “CALCIO MINORE” QUELLO CHE SI E’ VISTO A PESCARA, MA UNA PAGINA EPICA DI SPORT E UNA LEZIONE DI VITA E VALORI.
Chi parla ancora di calcio “minore” o irride a certe realtà calcistiche che scontano il peccato di non essere espressione di grandi realtà urbane o di disporre di grandi capitali, è pregato di connettersi a Raiplay e di vedersi (qualora non abbia assistito alla diretta su Rai 2) la finalissima dei play off di serie C di ieri (per chi sta scrivendo) fra Pescara e Ternana disputatasi nella cornice dei ventimila tifosi pescaresi all’ Adriatico-Cornacchia.
Uno stadio certo non enorme, ma di tutto rispetto se paragonato ai campi da calcio più che stadi, che spesso sono utilizzati nella categoria. E che ha impressionato vedere pieno fino all’ultimo biglietto disponibile, nell’epoca delle partite sul telefonino, per una partita in fondo, e pur sempre, dell’ultima categoria professionista.
Eppure, grazie alla lungimiranza che in questo caso bisogna riconoscere alla Rai, non solo l’Italia ma il mondo, hanno potuto assistere a una straordinaria lezione di valori sportivi puri, che per due ore e mezza ha offuscato gli aspetti commerciali del calcio per metterne in luce i significati umani e il simbolismo esistenziale.
Roba cinematografica, alla “Momenti di gloria” (il capolavoro di Hugh Hudson del 1981 che vinse l’Oscar). C’è un certo allenatore che definire toscanaccio è folcloristico e riduttivo, e che ha piuttosto il grave handicap di dire quello che pensa in un mondo di “ipocriti e lestofanti” che sarebbe (o piuttosto è) il mondo del calcio, come ieri sera ha ribadito. Certo, avrebbe fatto meglio a non prendere a calci letteralmente nel sedere un collega intoppandosi così la carriera per anni, ma son cose che succedono a chi dispone solo di una faccia (chi scrive ne sa qualcosa).
Quando mister Silvio Baldini si presentò alla stampa, rimasi di sasso in senso positivo: dopo la glaciale, direi orientale avarizia di parole di un altro soggetto “strano” cioè grande del calcio italiano ( il boemo di nascita Zdenek “Zdengo” Zeman) il cui risentimento per le discutibilità della Vecchia Signora è pari solo al suo sbagliato amore per il fumo, impenetrabile, impassibile e distante quanto un generale giapponese della seconda guerra mondiale, ecco un allenatore filosofo e loquace. Per assecondare la metafora storico-militare, parlerei di un condottiero latino quale un Giulio Cesare o un Marco Aurelio: non so se più un comandante di monumentali personalità e visione (Cesare), o un condottiero filosofo (l’imperatore Marco Aurelio). L’immaginario a sfondo militare non è un volo pindarico, laddove Baldini ha ripetuto con Nereo Rocco che “le finali non si giocano ma si vincono”
Rimasi di sasso, perché parlò di miracoli cui crede altrimenti non si sarebbe trovato a Pescara; di fede in Dio, di destino, di famiglia, e di altro ancora. Silvio Baldini mi ricorda Giovanni Galeone ma non troppo: se ne distacca nella sua austerità di costumi.
Il suo Pescara è andato a gonfie vele fino al giro di boa natalizio da campione d’inverno (il pareggio in zona Cesarini col Campobasso iniziò ad allarmare). Poi, uno strano afflosciarsi fino a un triplice KO in successione che spinse qualcuno a premere sul presidente Sebastiani addirittura per l’esonero. Ma il versiliano non faceva una piega: saremo promossi ai play off, rassicurava con sicurezza persino sconcertante. Sentiva il destino, no? Sinceramente incredibile.
Oltretutto, il Pescara si è qualificato ai play off in una posizione non molto vantaggiosa e ha dovuto affrontare ben nove partite dopo la regular season. Era come se i ragazzi in biancoazzurro fossero stati preparati non a un campionato “normale” ma a una specie di torneo di poker; dato che alla fine questo sono i tremendi play off inventati per rimpinguare gli incassi delle società ma che spremono i fisici dei finalisti come limoni.
L’undici di Baldini ha opposto alla ruvidità atletica e alla tattica da urto della Ternana (la classifica certificava i maggiori punti degli umbri) un incredibile spirito di gruppo e fiducia, fino all’irrazionale, nella vittoria finale. Anche con un uomo in meno in campo, persino con un portiere (l’ormai mitico Alessandro Plizzari) che infortunato al secondo tempo supplementare e non rimpiazzabile, ancora para l’ultima chance delle Fere di non arrivare alla lotteria delle lotterie: i calci di rigore.
E Plizzari, il portiere che ogni tanto qualcosa non para forse per non far sospettare che sia un androide, pur malconcio ne para tre regalando a Pescara e all’ Abruzzo il ritorno in serie B.
Abbracciato da Baldini e commosso alla più grande prova della sua giovane vita, prima che si iniziasse a calciarli, il mister gli sussurra (si è visto in diretta) che il Destino è dalla sua. Non ho parole: gente come questa restituisce dignità e fascino al calcio nei giorni della discutibile defenestrazione di Luciano Spalletti dalla panchina della Nazionale.
A. Martino













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